Restanza, a Modica il Sud che vuole restare si conta: “Non un atto di coraggio, ma una scelta possibile”
Istituzioni, associazioni, imprese e Terzo settore al convegno promosso da Consumerismo No Profit e ASSIUM. Il lavoro c’è, ma non basta: servono stabilità, servizi e una regia comune. E gli imprenditori che hanno scelto di rimanere raccontano quanto costa farlo

Nella stessa sala, un sabato pomeriggio, c’erano una sindaca che lavora per raddoppiare i posti negli asili nido, un assessore che ascolta i ragazzi uno sportello alla volta, una fondazione nata dalle donazioni di siciliani sparsi per il mondo, organizzazioni del Terzo Settore, Associazione di Categoria, imprenditori che, potendo andare altrove, hanno deciso di restare. Tutti con la stessa domanda: che cosa serve perché un giovane possa scegliere la Sicilia senza sentirsi un eroe?
È il cuore di “RESTANZA. Giovani, lavoro e nuove professioni per non lasciare la Sicilia”, il convegno promosso da Consumerismo No Profit e da ASSIUM, Associazione Italiana Utility Manager, che si è svolto nella Sala Triberio del Palazzo della Cultura con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Modica.
A fare gli onori di casa è stata la sindaca Maria Monisteri, che ha rivendicato un cambio di passo: i Comuni del territorio che prima decidevano ciascuno per conto proprio oggi si muovono insieme, e la regia comune sulla promozione turistica si sta allargando a tutti i dodici Comuni della provincia di Ragusa. Accanto al turismo, i servizi per le giovani famiglie, a partire dagli asili nido, e la riqualificazione dell’area artigianale, dove i nuovi lotti sono stati firmati dai figli di chi quei mestieri li aveva avviati.
Lo spopolamento è un problema di diritti
Perché un’associazione dei consumatori si occupa di chi parte e di chi resta? Giovanni Riccobono, Direttore Generale e Delegato Regionale Sicilia di Consumerismo No Profit, ha risposto partendo dagli sportelli +Tutela. “Ogni giorno ascoltiamo cittadini alle prese con bollette, trasporti e servizi, e vediamo una cosa chiara: quando un territorio si svuota, i servizi peggiorano e costano di più per chi resta. Lo spopolamento non è solo un problema demografico, è un problema di diritti”.
Richiamando le stime della SVIMEZ sul patrimonio emigrato all’estero (circa il 20% della popolazione residente in Sicilia) e al costo della fuga dei laureati dal Sud (negli ultimi 5 anni una media di 6,8 miliardi di euro l’anno) Riccobono ha lanciato una provocazione: “Formiamo i nostri ragazzi e il rendimento lo incassa qualcun altro. Eppure, quando investiamo per farli restare o tornare, raramente misuriamo il valore sociale che generiamo. Senza misurare, ogni politica per la restanza resta un atto di fede”. E ha allargato lo sguardo a chi è già partito, con “Il Rientro dei Fratelli“, il percorso con cui Consumerismo lavora a una proposta di legge per offrire a chi vive all’estero orientamento e tutela per investire nel paese d’origine, al riparo da intermediari poco chiari e truffe. “Dobbiamo passare dal turismo delle radici all’impresa delle radici”.
Sul fronte delle nuove professioni ha insistito il presidente di ASSIUM, Federico Bevilacqua, che ha indicato nell’orientamento al lavoro dei giovani una priorità dell’associazione: quella dell’Utility Manager, ha spiegato, è una professione nuova e concreta per chi entra oggi nel mondo del lavoro. Un messaggio ripreso da Sandro Iabichella, delegato territoriale ASSIUM per Modica: “Abbiamo voluto portare questo confronto qui, a Modica, perché è da territori come il nostro che passa la partita della restanza. Le competenze per gestire l’energia e i servizi in modo più efficiente servono alle famiglie, alle imprese e ai Comuni: sono lavori che non si possono delocalizzare e che un giovane può costruire senza fare le valigie”.
Il lavoro c’è. Quello stabile, molto meno
Il primo panel, moderato dal giornalista Andrea Sessa, ha ribaltato un luogo comune. “Il problema dei ragazzi non è trovare un lavoro, ma trovarne uno stabile, che dia una prospettiva di radicamento”, è la sintesi che Vito Azzara ha riportato dalla campagna di incontri nei Comuni dell’isola condotta dal PattoXRestare, la rete di circa sessanta organizzazioni che ad aprile ha depositato all’ARS una proposta di legge sul lavoro scritta dal basso. Precarietà, salti da un impiego all’altro, servizi che mancano: senza una base, ha osservato, anche le iniziative migliori non attecchiscono.
Simone Di Grandi, coordinatore della commissione speciale per le politiche giovanili di ANCI Sicilia, ha raccontato come i Comuni stiano provando a non restare soli davanti a un problema “gigantesco”: una rete di sportelli in cui assessori e consulte giovanili ascoltano ogni mese i ragazzi e raccolgono le loro richieste in un unico sistema, per orientare le politiche regionali, e la proposta di un job day in ogni provincia. Andrea Cannella, per Fondazione Marea, nata grazie a oltre quattrocento “pionieri” della diaspora siciliana, ha presentato il programma ONDA di incubazione di imprese sociali e ha avvertito che lo spopolamento pesa già sui bilanci dei Comuni, e quindi sui servizi che possono offrire.
Nel secondo panel, “Nuove professioni, nuove opportunità”, moderato dalla giornalista Barbara Molinario, la parola è passata alle associazioni di categoria. Biagio Dimartino, delegato regionale ASSIUM, ha descritto una Sicilia con un enorme potenziale solare e bollette tra le più care, dove una figura come l’Utility Manager può fare la differenza, e ha presentato lo Young Tour nelle scuole e nelle università. Carmelo Caccamo, segretario della CNA Territoriale di Ragusa, ha legato il ricambio generazionale nelle piccole imprese alla rinascita dei centri storici: “Un centro storico vivo non è un museo a cielo aperto”. Mario Molè, presidente vicario di Sicindustria Ragusa, ha indicato nella distanza tra le competenze cercate dalle aziende e quelle disponibili uno dei nodi da sciogliere, mentre Annalisa Spadola, presidente di Unionalimentari Sicilia per Confapi Sicilia, ha illustrato la proposta di legge “Restanza Sicilia”, che punta su competenze, meritocrazia, welfare e qualità della vita lavorativa.
Le ombre di chi ha scelto di restare
A chiudere il pomeriggio sono stati gli imprenditori che hanno deciso di restare, protagonisti del terzo panel, “Quali luci e ombre nel restare?”. Nessuna retorica: dalle loro testimonianze sono emerse le difficoltà quotidiane di chi porta avanti un’impresa al Sud. Un racconto che ha riportato il dibattito con i piedi per terra: restare è una scelta che si può fare, ma oggi ha ancora un prezzo troppo alto.
“Chi resta e chi è partito fanno parte della stessa sfida”, ha concluso Riccobono. “Il Piano nazionale per l’economia sociale, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 luglio, chiede standard condivisi per misurare l’impatto: ora va riempito di misure concrete anche nei territori. La Sicilia può essere tra le prime al Sud. Da Modica parte una rete che non vogliamo disperdere”.