Software libero: Consumerismo annuncia alla camera la battaglia per la sovranità digitale nazionale
L’allarme: Consumatori non liberi, dipendenti da tecnologie non italiane né europee: sicurezza, diritti e autonomia al centro del confronto
Roma, Mar 27, 2026 – Oggi, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, Consumerismo No Profit ha presentato ufficialmente la propria iniziativa strategica per la liberazione dei cittadini e delle istituzioni italiane dallo “schiavismo del software” proprietario.
Consumerismo ha stimolato il dibattito, lanciato e organizzato l’iniziativa insieme all’onorevole Massimo Milani, Segretario della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici. L’incontro, moderato da Barbara Molinario, ha visto la partecipazione dello stesso onorevole Milani, di Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo No Profit, e di Marco Crotta, Responsabile del Dipartimento Blockchain dell’associazione.
L’evento segna l’inizio di una mobilitazione nazionale per l’adozione del software libero come pilastro della sicurezza, dell’indipendenza e della tutela dei diritti dei consumatori.
La Fine della Dipendenza Tecnologica
“Viviamo immersi in sistemi digitali che utilizziamo ogni giorno, spesso senza chiederci chi li controlla, dove finiscono i nostri dati e sotto quale giurisdizione operano le piattaforme che utilizziamo” ha dichiarato Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo. “Eppure è proprio qui che si gioca una partita fondamentale, quella della sicurezza, dell’autonomia e della tutela dei diritti. Il software libero non è una scelta tecnica per pochi addetti ai lavori, ma una scelta strategica, economica e politica”.
“Oggi la sovranità di uno Stato non si misura solo dai confini fisici, ma dalle infrastrutture digitali che controlla,” continua Luigi Gabriele,“Attualmente, tra il 70% e il 90% dei sistemi dello Stato si basa su software proprietario di vendor extra-europei, creando una dipendenza strategica che espone l’Italia a rischi concreti, fino a ipotesi di blackout per decisioni esterne o ritorsioni geopolitiche”.
I Punti Chiave della Battaglia
Sicurezza Nazionale
“In un contesto in cui il conflitto si gioca anche sul piano digitale, il software diventa un elemento critico. Il software proprietario introduce una vulnerabilità strutturale perché non è verificabile, non è auditabile e non consente di sapere cosa accade al suo interno. Questo significa dipendere completamente da chi lo produce”, ha spiegato Marco Crotta.
Il software libero, essendo auditabile, garantisce trasparenza e resilienza contro i cyber-attacchi, aumentati del 30% nel 2024.
Sovranità dei Dati
“Se qualcuno decidesse dall’altra parte del mondo di spegnere un software o di trasferire i dati, questo può accadere. E noi non ce ne rendiamo conto. Stiamo vivendo come se tutto questo non potesse succedere, ma siamo esposti in maniera enorme”, ha dichiarato Luigi Gabriele.
Normative come il Cloud Act USA consentono l’accesso ai dati anche fuori dal territorio americano. Passare a soluzioni aperte e self-hosted è l’unico modo per garantire che i dati sensibili restino sotto giurisdizione italiana ed europea.
Risparmio Economico
La migrazione della Pubblica Amministrazione verso il software libero porterebbe a un risparmio stimato di circa 2,8 miliardi di dollari in cinque anni, eliminando i costi di licenza e allungando la vita dell’hardware.
“Non è più una questione di IT, ma di continuità operativa nazionale. L’open source è una risposta concreta per un’Italia più sicura e indipendente”, ha aggiunto Marco Crotta.
Libertà di Scelta
“Il punto è che oggi il consumatore non è realmente libero, perché il mercato non lo mette in condizione di scegliere. In teoria può installare software libero, ma nella pratica non ha alternative reali”, ha sottolineato Luigi Gabriele.
Consumerismo chiede l’applicazione della sentenza di Cassazione n. 19161/14 per garantire la separazione tra hardware e software, permettendo ai consumatori di non pagare per programmi che non intendono utilizzare.
Il ruolo delle istituzioni
“La nostra vita è ormai completamente intrisa di elaborazione dei dati e i dispositivi digitali sono diventati un’estensione del nostro essere. Il problema è che oggi assistiamo a una concentrazione della proprietà intellettuale nelle mani di pochi grandi attori globali, con rischi concreti non solo per i dati ma anche per la continuità dei servizi”, ha dichiarato l’onorevole Massimo Milani.
“Non basta una risposta nazionale, serve una strategia europea. Dobbiamo favorire lo sviluppo di un ecosistema tecnologico europeo capace di produrre software e infrastrutture autonome. L’open source può essere uno strumento fondamentale per innovazione, autonomia e sviluppo industriale”, ha aggiunto Milani.
Le Richieste alle Istituzioni
Consumerismo sollecita l’apertura di un’indagine conoscitiva e propone azioni concrete per rafforzare la sovranità digitale:
Imporre la vendita separata del software rispetto all’hardware.
Avviare la migrazione della Pubblica Amministrazione verso sistemi operativi open source per tutte le postazioni.
Garantire che tutti i servizi pubblici siano fruibili tramite standard e protocolli aperti.
“Stiamo appendendo le nostre vite nelle mani di qualcun altro e non ne abbiamo la percezione. Questo è il problema più grande. Per questo è necessario portare la sovranità digitale al centro del dibattito, perché non è più una questione rinviabile”, ha concluso Luigi Gabriele.
Consumerismo apre così un nuovo fronte di tutela, portando il tema della sovranità digitale al centro del dibattito pubblico e istituzionale.
