Sicilia a Roma, protagonista al Parlamento
Ci sono due firme siciliane dietro il workshop che oggi ha portato il tema dell’Intelligenza Artificiale alla Camera dei Deputati.
L’incontro “Capire l’AI generativa prima di usarla, citarla o regolamentarla”, organizzato da Consumerismo No Profit presso la Sala Tatarella della Camera dei Deputati, è stato voluto e promosso da Giovanni Riccobono, Delegato per la Regione Siciliana dell’associazione. Un’iniziativa nata dalla convinzione che certi temi non possano restare appannaggio esclusivo delle grandi città, e che anche dal Sud si possa — e si debba — contribuire al dibattito nazionale.
L’evento ha riunito istituzioni, professionisti ed esperti per affrontare il rapporto tra Intelligenza Artificiale, verifica delle fonti, responsabilità informativa e processi decisionali. Dopo i saluti istituzionali dell’onorevole Massimo Milani e del presidente di Consumerismo Luigi Gabriele, i lavori sono stati moderati dal giornalista e conduttore del Tg2 Lorenzo Lo Basso. A guidare la sessione formativa Francesco Paolo D’Amico — trapanese, fondatore di damico.ai e creatore del Metodo ORMA, Consigliere Scientifico di Consumerismo e Innovation Manager certificato UNI 11814.
Al centro della discussione una domanda scomoda, ma concreta: quante volte, nell’ultimo mese, abbiamo usato una risposta dell’AI senza verificarla riga per riga? Il workshop ha affrontato con rigore i limiti strutturali dei sistemi generativi: le allucinazioni — ovvero la produzione di contenuti falsi presentati con tono autorevole — e quello che D’Amico ha definito l’Effetto Placebo Digitale, la tendenza a fidarsi di una risposta fluente e ben scritta come se la forma fosse garanzia di verità. Un caso concreto ha colpito la platea: a febbraio 2026, un avvocato di Siracusa è stato condannato per colpa grave dopo aver citato in una memoria difensiva quattro precedenti della Cassazione inesistenti, generati dall’AI e non verificati.
Il rischio, come emerso chiaramente, cresce quando l’AI entra nei processi istituzionali. I dati del Politecnico di Milano (2025) mostrano che il 47% dei lavoratori italiani utilizza strumenti di AI, ma solo il 19% lo fa attraverso canali aziendali autorizzati: l’adozione corre più veloce della governance. Nel lavoro parlamentare e pubblico, un errore non verificato non resta individuale — può entrare in una nota tecnica, in una relazione, in una proposta normativa. Diventa istituzionale.
Tra le proposte emerse, l’istituzione di un Osservatorio sull’Educazione Artificiale, con il compito di monitorare l’impatto decisionale reale dell’AI nelle organizzazioni italiane, supportare professionisti e pubbliche amministrazioni con raccomandazioni operative, e aiutare il legislatore a distinguere tra rischio tecnico, informativo e decisionale.
E lo sguardo è già rivolto avanti. «L’obiettivo adesso è replicare il format per le amministrazioni della provincia di Trapani — dichiara Riccobono — e pian piano estenderlo a tutta la Sicilia.» Un progetto di educazione digitale che parte dal basso, dal territorio, con la consapevolezza come bussola.
