L’indecisione costa agli italiani 1,3 miliardi di euro
Temporeggiamo, in media, fra i 52 ed i 74 giorni prima di cambiare fornitore. E nel mentre perdiamo soldi
Difficoltà, mancanza di tempo, pigrizia e non solo: ecco perché rimandiamo
Milano, maggio 2026. In Italia c’è una frase che molti pronunciano spesso: “Poi ci penso”. Applicata all’economia domestica, questa abitudine ha un controvalore economico molto concreto: 1,3 miliardi di euro. Tanto ci è costata l’indecisione, solo nell’ultimo anno, quando si è trattato di cambiare fornitore; il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research* e presentata in occasione dell’evento “Quanto ci costa rimandare. Il danno economico dell’indecisione” organizzato in collaborazione con Consumerismo No Profit.
Quanto tempo occorre per cambiare fornitore
Quando si chiede loro quali siano le spese domestiche su cui vogliono risparmiare, i consumatori hanno le idee chiare: bollette della luce (64%), del gas (54%) ed RC auto (53%). Altrettanto chiaro è che il modo più efficace per farlo è cambiare fornitore (66%). Eppure, come confermato dall’indagine, gli italiani tendono a rimandare la scelta tanto è vero che, da quando si matura l’idea di cambiare fornitore a quando effettivamente si firma il nuovo contratto, in media rimandiamo per un periodo compreso fra i 52 ed i 74 giorni, ma in alcuni casi il tempo impiegato supera addirittura l’anno.
«Spesso sottovalutiamo quanti soldi perdiamo continuando a rimandare scelte di risparmio che possiamo prendere in sicurezza e in poco tempo. Oggi la tecnologia offre ai consumatori l’opportunità di confrontare velocemente le offerte delle principali voci di spesa familiare, di ricevere consulenza specializzata qualora necessario e di firmare il contratto del nuovo fornitore, tutto in pochi minuti e in completa sicurezza», spiega Maurizio Pescarini, CEO di Facile.it. «Farlo significa iniziare a risparmiare da subito ed evitare di sprecare soldi a causa della nostra indecisione».
Il risparmio potenziale è davvero notevole, basti pensare che, secondo le stime di Facile, nel 2025 solo tramite il portale e solo considerando l’assicurazione auto, grazie alla comparazione gli italiani hanno risparmiato ben 108 milioni di euro*.
Ma quali sono le spese di casa nelle quali abbiamo cambiato fornitore e, soprattutto, quanto tempo abbiamo impiegato e quanti soldi abbiamo bruciato a causa della nostra pessima abitudine di procrastinare?
RC auto e moto
La prima voce di spesa finita sotto la lente dell’analisi di Facile.it è l’RC auto; nell’ultimo anno, secondo l’indagine, quasi 6,4 milioni di italiani hanno cambiato compagnia assicurativa e, in media, dal momento in cui hanno maturato l’idea di cambiare, alla firma del nuovo contratto sono passati più di due mesi (66 giorni). Un’indecisione che, sempre secondo l’indagine, agli stessi automobilisti è costata in media 104 euro.
Guardando più da vicino i dati, si scopre che, se da un lato c’è chi lo ha fatto in un giorno (15,4%), dall’altro c’è chi, a furia di rimandare, ha impiegato tra i sei mesi e l’anno, se non addirittura di più (14%).
Guardando all’RC moto, invece, il tempo medio di indecisione è stato addirittura di 74 giorni che, in termini economici si quantifica in un danno di 148 euro a centauro.
«Capita che le compagnie assicurative facciano promozioni temporanee per attirare specifici profili o per bilanciare periodi meno attivi. Muoversi per tempo, quindi, aumenta la possibilità di intercettare le promozioni e consente di bloccare il premio fino alla firma. Per questa ragione il consiglio è di attivarsi almeno 30/45 giorni prima della scadenza della polizza, evitando di rimandare all’ultimo secondo», continua Pescarini.
Bollette luce e gas
Le altre voci di spesa familiare analizzate sono le bollette. Se si guarda alla fornitura di energia elettrica emerge che, nell’ultimo anno, un rispondente su quattro (25%) ha detto di aver cambiato fornitore. Tra chi ha fatto il passaggio, il tempo medio trascorso dal momento in cui è maturata l’idea di cambiare fino al momento in cui effettivamente è stato firmato il nuovo contratto è pari a 60 giorni. Un’indecisione che, sempre in media, è costata 56 euro ad utenza.
Come visto per le assicurazioni, se da un lato c’è chi ha fatto tutto in un giorno (16%) evitando di sprecare denaro, dall’altro c’è chi, a furia di rimandare ha impiegato tra i 6 mesi e l’anno, se non addirittura di più (10%).
Rispetto alla fornitura di gas, invece, la quota di rispondenti che ha cambiato fornitore negli scorsi 12 mesi è pari al 20%. Sarà forse perché le bollette del metano sono spesso più salate rispetto a quelle della luce, fatto sta che in questo caso gli italiani hanno impiegato meno tempo per scegliere un altro fornitore: da quando è stata presa la decisione sino alla firma del nuovo contratto sono passati, in media, “appena” 52 giorni. Nonostante tempi più brevi, il danno economico è comunque elevato: 62 euro a consumatore.
Per ciò che riguarda le bollette del gas, la percentuale dei rispondenti che hanno detto di aver fatto tutto in un giorno solo è pari al 21,5%, mentre chi ha rimandato oltre i sei mesi è pari all’8%.
«Per la fornitura luce e gas, le tariffe cambiano con grande frequenza, soprattutto in periodi di grande incertezza come quello attuale. Con lo scoppio della guerra in Iran, ad esempio, in pochi giorni molte società di vendita hanno ritoccato al rialzo le loro tariffe e in tanti hanno eliminato quelle a prezzo bloccato», spiega Pescarini. «Chi si è mosso tempestivamente ha potuto mettersi al riparo dagli aumenti, per gli altri, invece, l’indecisione potrebbe essere costata molto cara».
Perché rimandiamo?
Come mai, nonostante l’esigenza di risparmiare, impieghiamo così tanto tempo per attivarci e cambiare fornitore? Dall’indagine sono emersi dati che fanno riflettere: il 42% ha detto di aver avuto difficoltà nel trovare il fornitore giusto, il 21% a causa di mancanza di tempo da dedicare alla ricerca, il 15% per paura di fare la scelta sbagliata e il 9% per poca conoscenza della materia.
«Procrastinare è segno di una strategia (a volte disfunzionale) per gestire emozioni difficili e bias cognitivi profondamente radicati.» spiega la Dott.ssa Angelica Arbia. «La procrastinazione emotiva avviene quando il compito è percepito come stressante e non urgente ed entra in gioco il bias dello status quo: la tendenza emotiva e irrazionale a mantenere la situazione attuale come punto di riferimento. Il soggetto è guidato dalla paura di sbagliare e, quindi, si trova a non cambiare fornitore non perché “non conviene” ma perché sovrastima i costi immediati, sottostimando i benefici futuri e cercando di evitare decisioni percepite come complesse».
Tornando al dettaglio di quanto emerso dall’indagine, nell’ 11% dei casi si è temporeggiato a causa di vincoli contrattuali, mentre fa riflettere che il 6% dei rispondenti abbia tardato ad attivarsi perché temeva che il processo richiedesse tempi lunghi. Non manca chi, molto onestamente, ha detto di aver rimandato per semplice pigrizia e cioè il 5%.
Ecco la tabella con la sintesi di alcuni dei dati emersi dall’indagine:
|
Spesa |
Quanto tempo abbiamo impiegato |
Quanto ci è costata l’indecisione (media) |
Quanto ci è costata l’indecisione (totale Italia) |
|
RC auto |
66 giorni |
104 € |
560 milioni € |
|
RC moto |
74 giorni |
148 € |
87 milioni € |
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Fornitura luce |
60 giorni |
56 € |
414 milioni € |
|
Fornitura gas |
52 giorni |
62 € |
249 milioni € |