Le convinzioni generano comportamenti che influenzano mercati e consumi: a Policoro il dibattito sul caporalato e sulla reputazione del territorio
Nell’era digitale la reputazione è un bene economico
Si è svolto a Policoro, in provincia di Matera, il convegno organizzato dal Coordinamento Agricoltori Basilicata per affrontare il tema del caporalato e delle condizioni di lavoro in agricoltura, in un clima profondamente segnato dalla recente tragedia di Amendolara.
L’incontro si è aperto con un minuto di silenzio in memoria dei quattro braccianti stranieri morti in una stazione di servizio, una vicenda che ha riportato il Metapontino e l’intero comparto agricolo lucano al centro dell’attenzione mediatica nazionale, nei telegiornali, giornali e sul web.
L’obiettivo del confronto è stato quello di riflettere su un fenomeno che non può e non deve essere sovrapposto all’intera realtà produttiva del territorio, eccellenza dell’agroalimentare italiano e protagonista, negli ultimi anni, di importanti percorsi di valorizzazione come il riconoscimento della Fragola della Basilicata IGP, grazie al lavoro sinergico di tutto il comparto.
Tra i relatori presenti anche Vincenzo Iannuzziello, delegato territoriale di Consumerismo e consulente esperto in strategie d’impresa, comunicazione e marketing, che ha posto l’attenzione sulle conseguenze economiche e reputazionali che episodi di questo tipo possono generare per un territorio fortemente vocato all’agricoltura.
“Nel mondo della comunicazione contemporanea, esiste un fenomeno noto come effetto domino dei commenti – ha spiegato Iannuzziello – Un contenuto genera commenti, i commenti generano condivisioni, le condivisioni producono percezioni. Le percezioni diventano convinzioni e le convinzioni generano comportamenti. Questi comportamenti non restano confinati nel dibattito online, ma arrivano a condizionare l’andamento dei mercati, i volumi dei consumi e la propensione agli investimenti”.
Secondo il delegato di Consumerismo, la reputazione rappresenta oggi un vero e proprio asset economico per imprese e territori. Nel caso della Basilicata, si tratta di un patrimonio costruito negli anni attraverso investimenti, ricerca, qualità produttiva, innovazione e fiducia dei consumatori, ma che può essere messo in discussione da eventi capaci di monopolizzare il dibattito pubblico. Si è poi sottolineata la necessità di presidiare attivamente il racconto della realtà aziendale e territoriale, specialmente quando eventi esterni rischiano di distorcere la percezione del pubblico e compromettere una reputazione agricola-territoriale nota in Italia ed Europa.
“Nei momenti di crisi non possiamo permetterci di rimanere in silenzio – ha sottolineato Iannuzziello. Il silenzio lascia spazio ad altri affinché costruiscano il racconto al posto nostro. Raccontare non significa giustificare o minimizzare. Significa spiegare, contestualizzare e mostrare la realtà nella sua complessità. La comunicazione non può essere considerata soltanto uno strumento promozionale: deve diventare parte integrante della gestione manageriale della reputazione”.
Il settore agricolo lucano presenta dunque una realtà positiva, dove le aziende operano nel rispetto della legalità e dei contratti. A tal riguardo, Loris Gentile, imprenditore agricolo e Vice Presidente del Coordinamento Agricoltori Basilicata, osserva come gli operatori locali seguano con attenzione le tabelle dei minimi retributivi, precisando che gli imprenditori spesso garantiscono un surplus economico, un valore maggiore di retribuzione rispetto a quello che è il contratto collettivo nazionale.
La vicenda di Amendolara ci ricorda che oggi non sono soltanto i prodotti a competere sui mercati, ma anche le reputazioni.
La vera sfida consiste nel coniugare legalità, trasparenza e capacità di raccontarsi. La reputazione di un territorio si costruisce nel tempo attraverso i fatti, ma si difende attraverso la capacità di renderli visibili. E quando in gioco ci sono il futuro di un comparto strategico, la fiducia dei consumatori e la competitività di un’intera regione, il silenzio non è mai una strategia.