Me contro Te, azione collettiva a Palermo su sito e app: «Lo spazio dei bambini non è un negozio
Azione inibitoria collettiva su sito e app: nel mirino lo shop rivolto ai bambini e la gestione dei dati dei minori. Il delegato regionale Riccobono: «Uno spazio pensato per i bambini deve restare uno spazio di gioco, non un negozio»
Sono nati e cresciuti a Partinico, sono diventati il fenomeno più seguito dai bambini italiani e ora Luì e Sofì tornano a far parlare di sé, dopo le recenti nozze.
L’associazione dei consumatori Consumerismo No Profit ha depositato recentemente al Tribunale di Palermo, Sezione specializzata in materia di impresa, un ricorso per azione inibitoria collettiva contro Me Contro Te S.r.l., la società riconducibile alla coppia di creator. L’atto è stato notificato anche alla Procura della Repubblica di Trapani.
Al centro del ricorso ci sono il sito mecontrote.it e l’app omonima, pensati come uno spazio di gioco per bambini e preadolescenti. Proprio lì, senza alcuna separazione dai contenuti di intrattenimento, compare la sezione «Negozio», prima voce del menu principale, con l’invito «Vai allo shop!» che porta a una vetrina Amazon con link di affiliazione. Per Consumerismo si tratta di una pratica commerciale aggressiva, perché l’esortazione all’acquisto è rivolta direttamente ai più piccoli, e ingannevole, perché mancano le informazioni essenziali su chi vende davvero, sulla natura affiliata dei link, su garanzia, recesso e assistenza.
C’è poi un passaggio dell’informativa privacy che dice molto: il sito si definisce «generalista» e dichiara di non offrire servizi rivolti ai bambini, quando il pubblico di Luì e Sofì è fatto in larga parte proprio di bambini. Una scelta che pesa, perché quando il pubblico è composto da minori le informazioni sul trattamento dei dati devono essere scritte in modo ancora più semplice e chiaro.
Le altre contestazioni sulla privacy riguardano il banner dei cookie, che offre solo il tasto «Ok» e avverte: «Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice»; l’informativa, che indica una conservazione dei dati «non oltre il 31.12.2019»; i trasferimenti di dati fuori dall’Unione europea, dichiarati assenti ma che, secondo l’associazione, avvengono tramite servizi come Google Analytics e Azure PlayFab. Non è prevista alcuna verifica dell’età né il consenso dei genitori per i minori di 14 anni, mentre l’app dichiara di raccogliere i comportamenti di gioco e le preferenze dei bambini senza una valutazione d’impatto. A tutto questo si aggiunge un’identità societaria poco chiara: tre denominazioni diverse e due sedi legali, Partinico e Marsala, riferite alla stessa partita Iva.
Il ricorso arriva dopo che, lo scorso 9 giugno, Consumerismo aveva segnalato le stesse criticità all’Antitrust, chiedendo di trasmettere i profili privacy al Garante. Da allora, riferisce l’associazione, non sono arrivate risposte né correzioni.
Ai giudici palermitani Consumerismo chiede di ordinare la cessazione delle condotte contestate e di imporre l’adeguamento di sito e app entro 30 giorni: via la scritta «Vai allo shop!» dall’area di gioco o, in alternativa, accesso allo shop solo dietro filtro d’età; separazione netta tra contenuti e pubblicità; un’unica identità societaria in tutte le informative; un banner cookie con i tasti «Accetta» e «Rifiuta» ugualmente visibili; informative scritte in un linguaggio comprensibile ai bambini; verifica dell’età, consenso dei genitori e valutazione d’impatto sui dati dei minori.
«Luì e Sofì sono una storia di successo nata in Sicilia, e come siciliani lo riconosciamo», dichiara Giovanni Riccobono, Direttore Generale e Delegato regionale per la Sicilia di Consumerismo. «Ma proprio perché nelle case siciliane, come nel resto d’Italia, tanti bambini li guardano ogni giorno e si fidano di loro, le regole devono essere più rigorose, non meno. Non è un’azione contro le persone: chiediamo che uno spazio pensato per i bambini resti uno spazio di gioco, non un negozio travestito da gioco.»
«I minori non sono un target commerciale», aggiunge il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele. «Chi costruisce con i bambini un rapporto di fiducia è tenuto a uno standard di diligenza rafforzato, a maggior ragione quando, come nel caso di Me contro Te, parliamo di oltre 7 milioni di iscritti su YouTube, 1,6 milioni di follower su Instagram e 3,5 milioni su TikTok.»
La parola passa ora al Tribunale di Palermo, davanti al quale la società potrà far valere le proprie ragioni. Nel frattempo Consumerismo ricorda ai genitori alcune accortezze semplici:
- attivare il controllo parentale sui dispositivi usati dai figli e bloccare o proteggere con password gli acquisti online e dalle app;
- guardare insieme ai bambini i contenuti che seguono e spiegare loro la differenza tra un gioco e un invito a comprare.
Le famiglie siciliane che vogliono segnalare situazioni simili possono rivolgersi agli Sportelli +Tutela di Consumerismo compilando il seguente form: