Bonus bollette 2026: soglie ISEE, limiti strutturali e cosa non torna davvero
Il tema dei bonus bollette torna al centro del dibattito pubblico anche per il 2026. Dal 1° gennaio 2026 sono pienamente operativi le nuove soglie ISEE che danno accesso bonus sociali luce e gas, così come ridefiniti dall’Autorità ARERA, le quali consentono a una platea più ampia di famiglie di beneficiare automaticamente degli sconti in bolletta, senza necessità di presentare domanda, a condizione di avere un ISEE in corso di validità nel tentativo di mitigare l’impatto dei costi energetici sulle famiglie.
Una misura attesa, ma che rischia ancora una volta di non affrontare il problema alla radice.
Cosa sono i bonus bollette e a chi spettano
I bonus sociali energia e gas sono agevolazioni riconosciute automaticamente in bolletta ai nuclei familiari che rientrano in determinate soglie economiche, sulla base dell’ISEE.
Ad oggi, il sistema prevede:
- una soglia ordinaria ISEE per l’accesso al bonus (innalzamento da 9530€ a 9796€)
- una soglia più elevata per le famiglie numerose (20.000€, rimasta invariata).
Bonus utili, ma non risolutivi
Per Consumerismo No Profit, il bonus bollette resta uno strumento necessario, ma non sufficiente.
«Il bonus è una misura di sollievo, non una soluzione strutturale – dichiara Giovanni Riccobono, Direttore Generale di Consumerismo No Profit –. Da anni assistiamo a interventi che agiscono a valle del problema, compensando parzialmente il costo dell’energia, senza intervenire sulle cause che rendono le bollette elevate, imprevedibili e spesso incomprensibili per i cittadini».
Negli ultimi anni il rischio che si sta sempre più concretizzando è che il bonus venga trasformato in una misura permanente di emergenza, anziché in uno strumento temporaneo legato a contingenze straordinarie.
La “zona grigia” della vulnerabilità energetica
Uno dei nodi più critici riguarda le famiglie che superano di poco le soglie ISEE previste ma che, nei fatti, faticano a sostenere i costi energetici.
Si tratta di lavoratori, pensionati, famiglie monoreddito e piccoli nuclei che non risultano formalmente vulnerabili, ma che destinano una quota sempre più elevata del reddito alle bollette.
Il solo innalzamento delle soglie ISEE rischia di non intercettare correttamente le reali condizioni di vulnerabilità energetica – spiega Giovanni Riccobono –. Il concetto dell’ISEE è uno strumento tanto semplice, quanto complesso, che tiene conto di molteplici parametri patrimoniali e reddituali, ma non sempre fotografa la capacità effettiva delle famiglie di sostenere i costi dell’energia. Allo stesso tempo, rientrare nelle soglie non equivale automaticamente a trovarsi in una condizione di difficoltà economica, così come esserne esclusi non significa necessariamente essere in una situazione di benessere. La vulnerabilità energetica va letta come una condizione dinamica, legata ai consumi, alla tipologia dell’abitazione, alla composizione del nucleo familiare e all’incidenza reale delle bollette sul reddito disponibile».
Bonus bollette e povertà energetica: due piani diversi
Un errore frequente nel dibattito pubblico è sovrapporre il tema dei bonus bollette a quello della povertà energetica.
Quest’ultima non riguarda solo il prezzo dell’energia, ma la capacità concreta di vivere in un’abitazione adeguatamente riscaldata, illuminata e salubre, senza compromettere la qualità della vita.
La povertà energetica non si combatte solo con uno sconto in bolletta. Servono politiche di prevenzione, maggiore trasparenza, offerte comprensibili e un sistema di tutele che intervenga prima che il problema esploda.
Il ruolo delle istituzioni e dell’Autorità
Accanto ai bonus, secondo Consumerismo è indispensabile rafforzare il quadro regolatorio, prevedendo:
- controlli più incisivi sulle pratiche commerciali;
- indennizzi automatici realmente proporzionati ai disservizi;
- strumenti di tutela che non costringano il cittadino a lunghi reclami o contenziosi;
- una protezione rafforzata per i soggetti vulnerabili, anche sul piano informativo.
«Se non si interviene sul funzionamento del mercato – avverte Riccobono – si rischia di chiedere allo Stato di coprire con fondi pubblici inefficienze e comportamenti che dovrebbero invece essere corretti a monte».
Senza una visione complessiva basata su etica energetica, prevenzione e responsabilizzazione degli operatori, continueremo a rincorrere le emergenze invece di risolverle.